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mercoledì 17 ottobre 2018

I nuraghi misti: un'ipotesi sulla loro creazione.

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E dopo tanto tempo (2 mesi), tante vicissitudini (grazie al team Google) che ho comunque deciso di lasciar perdere, momenti di smarrimento mentale, riflessioni, si ricomincia a parlare di archeologia vera e propria su questo blog.
E non si può che riiniziare da i nostri cari, vecchi nuraghi, in particolar modo dalla prima e dall' ultima tipologia: i protonuraghi, detti pure nuraghi a corridoio, ed i nuraghi complessi, detti anche polilobati.

Dal punto di vista estetico queste due tipologie di nuraghi non possono essere più diverse: la prima ha una muratura generalmente più rozza, senza una forma predefinita, meno imponente, poco slanciata e senza una disposizione standardizzata degli interni; la seconda è più complessa, imponente, generalmente dotata di una muratura più raffinata, più svettante, contraddistinta dalla presenza di varie torri con camere dotate di volta a tholos e da una disposizione più ordinata degli ambienti interni.

È fuor dubbio che chiunque (o quasi) troverebbe molto più bello, affascinante e suggestivo visitare nuraghi come Su Nuraxi di Barumini (Sud Sardegna), Santu Antine di Torralba (SS), Arrubbiu di Orroli (Sud Sardegna) o Losa di Abbasanta (OR) che non un Brunku Madugui di Gesturi (Sud Sardegna) o un Talei di Sorgono (NU).

Quello che però va ricordato è che i protonuraghi hanno assunto, per una manciata di secoli, quello stesso ruolo che avrebbero rivestito i nuraghi complessi: una struttura di rappresentanza dei gruppi di potere che abitavano gli insediamenti a cui era correlato il nuraghe stesso. In questo mio articolo avevo spiegato ed ipotizzato cosa portasse la costruzione dei nuraghi ed avevo ipotizzato delle funzioni molto simili tra i primi ed i secondi.

Quello che molti non sanno è che alcuni nuraghi a corridoio sono stati trasformati in nuraghi polilobati dai gruppi di potere che risiedevano al suo interno e dalla popolazione che abitava l'insediamento correlato; vi menziono due di queste strutture: Majori di Tempio Pausania (SS) e Su Mulinu di Villnovafranca (Sud Sardegna).
In questo articolo cercherò di ipotizzare l'evoluzione dei nuraghi a corridoio in nuraghi complessi ed ipotizzare il perché di questa evoluzione. Nel farlo citerò brevemente proprio quelli sopramenzionati essendo i più conosciuti e studiati (soprattutto Su Mulinu, dove ho pure scavato); tali strutture vengono chiamate nuraghi misti (definizione non mia ma coniata appositamente da Giovanni Ugas).

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Nuraghe Su Mulinu di Villnovafranca, il più famoso e conosciuto dei nuraghi misti.

Il nuraghe Su Mulinu presenta la costruzione protonuragica inglobata in un antemurale collegato a sua volta in un sistema di torri di più recente costruzione, delle quali la più alta ed imponente doveva svolgere verosimilmente la funzione di mastio (torre centrale); le ultime strutture importanti come la capanna con l'altarino al centro, appartenenti al Bronzo finale ed al Primo Ferro, vengono integrate nel resto degli elementi facenti parte del Bronzo medio e recente; il tutto viene costruito nel rispetto della struttura originaria a corridoio, in quanto non si presentano grossi stravolgimenti al suo interno.
Last but not least, all'interno dell'originaria struttura del Bronzo medio, più precisamente la camera ellitica, è stato rinvenuto il bellissimo altare che ricorda il nuraghe stesso nella sua forma.

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Altare nuragico all'interno della struttura originaria del protonuraghe di Villanovafranca.

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Nuraghe Majori di Tempio Pausania.

Il nuraghe Majori invece presenta l'assetto originario completamente rivoluzionato: pur mantenendo la pianta irregolare originaria ed un corridoio che lo taglia orizzontalmente, al suo interno è presente una camera con volta a tholos; ciò era probabilmente dovuto alla maggiore durezza della pietra usata per costruirlo, il granito, che non permetteva un espansione della struttura in tempi ragionevoli; a completare il quadro vi è la presenza di un cortile.


Fatte queste brevi descrizioni, ora ci si chiede: perché alcuni protonuraghi diventano nuraghi misti ed altri rimangono tali e quali?


Teniamo conto di questo fatto, dal Bronzo medio a quello recente passano circa 350-400 anni: in tale arco di tempo, dai primi e meno numerosi insediamenti nuragici, vi è stato un surplus di popolazione che ha portato la fondazione capillare di moltissimi abitati e nuraghi monotorri appartenenti a periodi successivi.; con la creazione di nuovi insediamenti si formano anche nuovi gruppi di potere che possono sviluppare un'influenza minore o maggiore rispetto a quelli vecchi, in quest'ultimo caso si ha l'edificazione dei nuraghi complessi.

Vi sono però i casi in cui in un protonuraghe persistono dei vecchi gruppi di potere che dispongono ancora di grande influenza nell'area circostante e per manifestarla al meglio che cosa si fa? Ci si "adegua" ai nuovi tempi: si espande il proprio nuraghe, gli si aggiungono nuovi elementi come torri, bastioni e cortili e/o ne si rivoluziona la struttura interna. Ed il nostro vecchio protonuraghe diventa un più moderno polilobato.

In sostanza, almeno secondo il mio parere, il motivo che ha portato la formazione dei nuraghi misti è la permanenza di gruppi di potere che hanno mantenuto la loro influenza all'interno di un antico insediamento nuragico del Bronzo medio e nel sistema di insediamenti nuragici e nuraghi presenti delle vicinanze di questo. Ma questa è solo un'ipotesi.


E voi cosa ne pensate? Se avete dei dubbi, non siete d'accordo o vorreste semplicemente approfondire la cosa, non fatevi problemi, commentate.

Al prossimo articolo ;)

mercoledì 14 febbraio 2018

Ricostruire i nuraghi crollati: è possibile farlo?


A quanti di voi sarà capitato, andando in giro per  le campagne dell'entroterra sardo, di trovare dei ruderi fatti pietre grosse e  leggermente sagomate che sembrano quasi dei cumuli fatti dopo una sessione di spietramento del terreno per renderlo più fertile? Come? Soltanto cumuli di spietramento? E se vi dicessi che molto probabilmente siete passati affianco a quello che era forse un nuraghe monotorre? Io, che ho fatto una tesi magistrale in un'area compresa tra Borore ed Aidomaggiore, ne so qualcosa (la foto che vedete in alto è il nuraghe Sa Mura 'e Su Crecu, Borore (NU)). E ce ne sono tanti, tantissimi, troppi.
Chi è anche solo appassionato di archeologia a livello generale condividerà col sottoscritto che è davvero un peccato che quello che poteva essere un altissimo monotorre o un gigantesco complesso a tre/quattro torri sia ridotto ad un miserabile cumulo di macerie.

Perché a questo punto non riportarlo al suo splendore originario?

Facilissimo a dirsi, fottutamente difficile a farsi. Perché? Noi italiani abbiamo tra i restauratori migliori al mondo, gente che restaura chiese danneggiate ricostruendo dalle briciole le loro volte distrutte con tutti i loro eventuali mosaici ed affreschi (vedasi la parte superiore della basilica di San Francesco d'Assisi, danneggiata in malo modo dal terremoto del 1997)Abbiamo gente che restaura interi quartieri a Pompei e che, ad Israele, riattacca alla perfezione degli affreschi romani che si erano staccati dalle pareti quasi una sessantina d'anni fa; che vuoi che sia rimettere in pietre quattro pietre in cerchio? In realtà, nonostante la sua tessitura apparentemente semplice (sottoscrivo, APPARENTEMENTE semplice), ricostruire un nuraghe crollato è una bella gatta da pelare.

Prima di cominciare, voglio precisare una cosa: sono laureato in archeologia, non sono un restauratore od un architetto e pertanto sono ben conscio di addentrarmi in un campo che, tecnicamente, non mi compete, ragion per cui qualunque architetto o restauratore decidesse di cazziarmi o di fare soltanto un appunto è più che benvenuto. :)

Cominciamo col dire un cosa spiacevole ma doverosa: non tutti i nuraghi sono ricostruibili. In Sardegna abbiamo oltre 7000 nuraghi, secondo le fonti popolari, ed andare a ricostruire QUALUNQUE nuraghe crollato o in pessime condizioni è inverosimile dal punto di vista finanziario, visto che richiederebbe delle cifre non indifferenti, ed inimmaginabilmente orrendo dal punto di vista burocratico in quanto, vista pure la terrificante burocrazia che abbiamo, ci ritroveremmo due soprintendenze archeologiche ingolfate all'ennesima potenza. Occorre quindi fare una selezione di quali nuraghi vogliamo rimettere in piedi.

Che nuraghe scegliamo? E come facciamo questa selezione? Serve verificare, per prima cosa, se il nuraghe sia per la maggior parte interrato o se sia del tutto esposto. È molto facile prendere un granchio in quando si ci si concentra solo quello che si vede in superficie, esistono dei nuraghi complessi non scavati che, ad una prima occhiata, sembrano dei monotorri perché hanno le torri laterali nascoste nel terreno. Occorre quindi fare le dovute osservazioni e ricognizioni per stabilire se il nuraghe sia pronto da rimettere in sesto o se nasconda qualcosina sotto.

Nuraghe Bighinzones, Borore (NU). Non è un monotorre.

Se, una volta fatte le dovute indagini, si scopre che il nuraghe è parzialmente interrato, si procederà agli scavi archeologici per tirare fuori la struttura nascosta nel terreno; è possibile trovare altri crolli col procedere dello scavo. Una volta tirata fuori tutta la struttura, o se questa era del tutto emersa già da prima, si verifica se sia crollato del tutto o se ci sono delle porzioni che rimangono in piedi.

Un nuraghe con delle parti integre ed una distrutta si potrebbe ricostruire, ma in che modo? Se si hanno documentazioni scritte o, meglio ancora, fotografiche, di quella parte crollata che in passato stava in piedi, allora ci si potrebbe basare su quella. Inutile dirlo, sarebbe molto meglio utilizzare le pietre provenienti dal crollo per ricostruire il nuraghi.
Ma come si fa a ricostruire una parte della quale ignoriamo che forma precisa avesse un tempo? Ci si potrebbe basare sulle parti ancora in piedi e, seguendo le similitudini, cercare di ricostruirla simile ad esse ma sarebbe una scelta estremamente azzardata in quanto resta il fatto che non abbiamo documentazione che provi che quella eventuale parte ricostruita fosse tale e quale a quando era prima di crollare. Si corre quindi il rischio di creare un falso archeologico e dunque non è affatto consigliabile cercare di ricostruirlo.

E un nuraghe completamente distrutto? Semplice: lo si lascia così com'è. Perché non si può ricostruire qualcosa della quale non ho nemmeno idea di come doveva essere un tempo; a meno che non si abbia tutta una documentazione fotografica che me lo riprenda nei minimi dettagli, ma sarebbe comunque un'impresa quasi impossibile.

Nuraghe Diego Puzone, Borore (NU). Ormai spacciato.

Un'altro elemento che rende il tutto ancora più complicato è che proprio per il fatto che si tratti di strutture costruite con pietre leggermente sagomate e terriccio al centro della muratura invece che di strutture fatte in pietre o mattoni perfettamente regolari e squadrate: in quest'ultimo caso, per via delle forme generalmente identiche o comunque perfettamente riconoscibili, è molto più facile individuare il tipo di elementi da piazzare; nel primo invece bisogna azzeccare bene il tipo di pietre da inserire bene e tenere conto che ogni pietra ha forma e dimensione diverse a seconda della posizione che occupava originariamente all'interno della muratura del nuraghe.

A questo punto è lecito chiedersi: esiste un nuraghe che sia mai stato restaurato? Certo che si e si tratta del nuraghe complesso Appiu a Villanova Monteleone (SS). La cosa curiosa è che prima di essere scavato e restaurato, era considerato un inutile ammasso di pietre :D. 
Vi lascio i link in descrizione per farvi capire di che si tratta 

http://paesepoglina.altervista.org/a-proposito-del-convegno-riscopriamo-nuraghe-appiu/?doing_wp_cron=1518466767.9328999519348144531250
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_646593300.html
http://www.neroargento.com/page_galle/appiunur_gallery.htm

Cosa ne pensate? Siete d'accordo con quanto scritto? Come già scritto all'inizio, se siete restauratori ed architetti e avete intenzione di fare un appunto lasciate tranquillamente un commento. Ci si vede ;).

giovedì 1 febbraio 2018

I nuragici e l'età del Ferro. Con poco ferro. (ARTICOLO RIVISITATO)



Quando si parla di sardi nuragici, le cinque cose che balzano subito alla mente sono: nuraghi, tombe dei giganti, domus de janas (erroneamente perché, lo diciamo in modo netto, NON SONO NURAGICHE), pozzi sacri e bronzetti. E, pensando ad essi, si pensa anche allo stesso materiale che ha creato una miriade di oggetti, dalle armi agli oggetti di uso civile, che è oggi possibile visitare nei musei. E, come si potrà ben notare, sono oggetti di fattura a dir poco impeccabile, a testimonianza dell'incredibile bravura dei fabbri e degli artigiani di epoca nuragica.

Tale abilità e ben visibile per tutto il corso dell'età del Bronzo e aumenterà a dismisura a partire nei secoli finali dell'età del Bronzo fino all'età del Ferro (IX-VI sec. a.C.).... dove di ferro ne abbiamo poco.

Perché?

I sardi nuragici erano un popolo di retrogradi? Perché non c'era molto ferro in Sardegna? Oppure lo schifavano perché non era bello luccicante come il bronzo? Chiariamo, innanzitutto, due cose:



  1. L'archeologia non è fissa ma in continua mutazione e pertanto non è da escludere che possano trovare delle spade in ferro in un sito nuragico in un futuro prossimo o remoto che sia.
  2. Sono stati trovati oggetti in ferro nei siti nuragici, soprattutto al santuario nuragico di S'Arcu 'e Is Forros.
Fatti questi dovuti chiarimenti, resta il fatto che abbiamo sempre una stragrande maggioranza di armi e oggetti in bronzo invece che in ferro mentre in oriente la tendenza si è invertita da un bel po' di tempo. Dobbiamo quindi dedurre che i nuragici fossero un popolo di impediti, ritardati, retrogradi e trogloditi? Ma anche NO! Ma allora come mai abbiamo più bronzo che ferro?
Cercherò di dare una serie di spiegazioni che possano risultare pertinenti ma, soprattutto, verosimili e sensate il più possibile con l'ausilio dei dati che mi ritrovo in mano.

Spiegazione 1: il ferro, pur essendo più duro e resistente del bronzo, ha un punto di fusione nettamente più alto e risulta estremamente difficile da fondere e lavorare se non si possiedono le tecnologie e le tipologie di forno adatte


Tuttavia, come scritto sopra, esistono degli oggetti in ferro trovati in alcuni siti nuragici, relativamente pochi ma comunque presenti. E con l'arrivo dei fenici, una popolazione che il ferro lo conosceva e lo usava, grazie ai contatti che avvenuti tra le due popolazioni, appare verosimile che quella nuragica fu in grado di apprendere tecniche e strumenti per una migliore lavorazione dell'elemento in questione. Tuttavia, buona parte degli oggetti in ferro risulta essere comunque appartenente alle genti fenicie.



Tomba a cista fenicia di Bithia con urna cineraria e corredo fatto da piatto, unguentario, vaso a collo, brocchetta in ceramica e lame in ferro; Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

Perché quindi ancora poco ferro negli insediamenti nuragici?

Spiegazione numero 2: pur essendo più duro e resistente, il ferro si arrugginiva molto più velocemente del bronzo. Avete notato quanto siano belle affascinanti le spade in bronzo, con quella patina verde acida ed il corpo ancora intatto, e quanto siano brutte e informi quelle in ferro? A questo punto uno potrebbe dire "e dunque? Basta prendere e risistemarlo". Non è così semplice perché bisogna tenere conto che un oggetto che si deteriora subito richiede sempre più manutenzione, tutto ciò si traduce in un maggior impiego di energie e risorse da investire, soprattutto quando si tratta di un oggetto con alte temperature di fusione come il ferro, perché, è bene ricordarselo, nella Sardegna nuragica non ci sono gli accendifuochi e le carbonelle che trovi nel supermercato.
Il bronzo, invece, avendo un punto di fusione più basso ed una resistenza maggiore al deterioramento, poteva essere riparato usando una minor quantità di risorse ed impiegando quindi meno tempo ed energie per ritornare come prima. Senza contare che, pur non essendo dura e resistente quanto il bronzo, rimaneva comunque una lega di discreto valore e utilità.

Tenendo conto di quanto detto sopra, spiegazione numero 3: degli oggetti in ferro, dopo millenni e millenni, non rimane molto se non un cumulo di ruggine sparpagliata. E' pertanto possibile che di moltissimi oggetti fatti di tale metallo non fosse rimasta più traccia se non un alone rugginoso nel terreno.


Infine, spiegazione numero 4: il ferro veniva rifuso. I popoli che arrivano in Sardegna dopo l'età nuragica, soprattutto i romani, erano in grado di lavorare bene il ferro in quanto dotati delle tecnologie e dell'abilità necessaria per poterlo fare. E col miglioramento della fusione e della lavorazione in ferro arriva anche la possibilità di rifondere oggetti già finiti. Perché, infatti, doversi spaccare la schiena in miniera per raccogliere scorie e minerali ferrosi per poter estrarre la materia quando dietro casa ho il prodotto già fatto, finito e pronto ad essere rifuso?


Spero che questa spiegazione possa esser stata esaustiva. Se avete notizie in merito a ritrovamenti di oggetti in ferro di epoca nuragica, inviate pure un link nei commenti. Vi lascio sotto il link con un articolo davvero interessante di Laura Napoli ed Elisa Pompianu sulle interazioni tra nuragici e fenici nel golfo di Oristano.

http://www.bollettinodiarcheologiaonline.beniculturali.it/documenti/generale/2_NAPOLI_POMPIANU.pdf

A presto ;)