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martedì 27 febbraio 2018

I sardi nuragici dell'interno in età Cartaginese: in che stato erano?

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Sui sardi nuragici si è detto praticamente di tutto e di più sulla loro distribuzione, su come si rapportavano con le altre popolazioni, fenici in primis, sui loro commerci, sulla loro cultura materiale ed etcetera etcetera. Con l'arrivo dei cartaginesi si è formata una prima netta divisione nella nostra isola: da una parte una comunità sardo-punica, residente soprattutto nella zona costiera o comunque in prossimità delle coste, che si era ben integrata con i conquistatori; un esempio è il tempio di Syd Babay/Sardus Pater: Sabatino Moscati parla di influenze puniche nella stessa struttura e Piero Bartoloni parla addirittura di ricostruzione punica del V sec. a.C. di un santuario nuragico.
Dall'altra una zona popolata da genti che rimangono fedeli alla loro cultura all'interno dei loro insediamenti, seppur in essi siano stati trovati materiali cartaginesi.

E proprio di questi che voglio parlare.

Prima però, cominciamo con l'ubicazione dei siti cartaginesi: oltre alle ben note città costiere di Karalis, Sulky, Tharros, Neapolis, Bithia, Othoca, Bosa, Sulci Tirrena (Tortolì, NU), Olbia e Posada (OT), abbiamo anche insediamenti stabili meno conosciuti situati nell'entroterra sardo, quali ad esempio una fortezza a Mulartza Noa in pieno Marghine, la necropoli a Villamar (Sud Sardegna) e quella di Brunku 'e Battalla a Sanluri (Sud Sardegna), i resti di un fortino sotto il castello di Medusa a Lotzorai (NU) ed alcuni resti di quella che è stata definita un'acropoli sulla vetta della collina di Sentu Teru e vicino alla necropoli di Monte Luna in Trexenta. Come mai la loro presenza nell'entroterra?



Museo archeologico di Senorbì, rinvenimenti della necropoli punica di Monte Luna.

Lotzorai Facciata castello di Medusa.jpg

Castello di Medusa a Lotzorai, ai suoi piedi doveva sorgere un forte di età punica.

Il motivo principale sembrerebbe, per quel che concerne Mulartza Noa e la fortezza sotto il castello di Medusa, quello di un maggior controllo del territorio e di una difesa di esso da delle eventuali scorrerie da parte delle popolazioni rimaste ancora indipendenti; nel caso di Olbia, Posada di un controllo dei flussi provenienti dalla penisola italiana (le loro fondazioni risalirebbero al IV sec. a.C., quando è stato stipulato un secondo trattato con Roma); per quanto riguarda infine gli abitati dell'entroterra, è possibile che fossero sorti sempre con la funzione di  controllo avendo comunque la possibilità di approfittare della fertilità delle terre dell'entroterra.

Tuttavia, un lavoro di ricognizione archeologica effettuato da Andrea Roppa ha confermato l’assenza sul territorio di apparati e strutture coloniali “funzionali” allo sfruttamento sistematico delle risorse, motivo per cui sarebbe da scartare l'immagine di un popolo dell'entroterra costretto a sgobbare nei campi sotto lo sguardo di qualche schiavista con la faccia da galera armato di frusta che ordina loro di coltivare il grano da dare alle città sardo-puniche delle coste.

E ora passiamo ai sardi dell'interno. Come se la passavano? Stando ai rinvenimenti, sembra che la vita nei villaggi nuragici prosegua lo stesso seppur con alcune novità come 



  1. La presenza di manufatti punici all'interno di essi come ai nuraghi Su Mulinu di Villanovafranca, Sant'Imbenia di Alghero, Diana di Quartu Sant'Elena ed altri ancora (ce ne sono così tanti che non è manco il caso enumerarli tutti).
  2. L'aggiunta di alcuni abitati a pianta rettangolare, come nel caso di Su Nuraxi a Barumini.
  3. Lo stravolgimento della funzione di alcuni nuraghi, come il nuraghe Lugherras convertito come tempio dedicato alla dea Kore, con tanto di lucerne e bruciaprofumi in ceramica rinvenute a pacchi.


Risultati immagini per nuraghe lugherrasNuraghe Lugherras, chiamato così per l'altissimo numero di fiaccole ritrovate dentro di esso (lugherras, in sardo, vuol dire lucerne).


Da segnalare infine alcuni casi di rioccupazione come nel sito nuragico si Su Cungiau 'e Funtà, rimasto inabitato dopo un incendio avvenuto nell'età del Ferro e poi abitato di nuovo in periodo punico.

Quindi abbiamo una comunità che non se ne sta isolata per conto proprio ma che ha comunque dei contatti non bellicosi con i conquistatori venuti dalla Libia e che attraverso questi apporta delle soluzioni all'interno dei propri villaggi per adattarsi ai nuovi tempi senza però perdere del tutto la loro identità.

Ed ora un altra domanda. Erano tutti quanti sotto il dominio di Cartagine? La questione si fa interessante.

Polibio infatti ci parla di due trattati tra Roma e Cartagine, uno nel 509 a.C. e l'altro nel 348 a.C. in cui si ribadiva la proprietà dei cartaginesi sulla Sardegna e che i romani non dovevano metterci piede se non per casi di fortuna come tempeste, rifornimenti e qualunque altra sfiga potesse capitare in mare per un periodo massimo, però, di 5 giorni. A sentirla così parrebbe un dominio completo sull'isola, ma sarà veramente così? A vedere le modalità di insediamento dei cartaginesi, è netta una predilezione delle zone coltivabili e dedite all'agricoltura, come la pianura del Campidano o gli hinterland pianeggianti delle zone costiere, come potevano essere quelli del Sulcis o della Baronia.

Però qualcosa non quadra. Come mai, fino alla fine del periodo punico, non sono state rinvenute città costiere cartaginesi in tutta la zona costiera di Porto Conte e della Nurra? Come mai l'area di Sant'Imbenia resta abitata fino al I sec. a.C.? Perché non cacciare via gli abitanti e buttare giù il nuraghe per fare un insediamento nuovo di zecca su una posizione vantaggiosa? Oppure perché non fondare un'insediamento sulla stessa zona dove sarebbe sorta poi la colonia romana di Turris Libissonis? E perché non costruire una postazione sull'isola dell'Asinara, che ti consentirebbe la creazione di uno scalo importante verso il porto di Olbia, le Baleari o la Corsica, nonché di un punto di controllo dell'andamento delle flotte provenienti dalle zone sopracitate? I casi sono due, o i cartaginesi sono degli idioti oppure... non avevano un dominio diretto di quelle terre. È possibile una cosa del genere? Diciamo di si.

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Sopra: terme di Turris Libisonis. Sotto: sito nuragico di Sant'imbenia. Nelle loro zone di pertinenza non sono state rinvenute tracce di insediamenti punici. 

NOTA BENE! Ciò che sto per dire si basa sull'assenza di insediamenti punici e che quindi può essere smentito nel caso in cui se ne trovasse uno.

Perché la mancanza di un dominio cartaginese sulla Nurra e su Porto Conte? Le ipotesi che ho formulato sono le seguenti:
  1. I cartaginesi non riuscirono a conquistare quella zona; l'ipotesi più affascinante di tutte ma anche la meno probabile perché, per un impero forte dal punto di vista militare come quello cartaginese, non sarebbe stata un grossa impresa conquistare un pezzetto in più di un'isola che era, in massima parte, già sotto il loro dominio.
  2. I sardi nuragici della Nurra riuscirono ad arrivare ad un accordo che li rendeva comunque autonomi ed indipendenti da Cartagine, eventualmente a costo di un tributo, una sorta di protettorato; ipotesi, secondo me, sulla quale ci si potrebbe discutere.
  3. I cartaginesi volerono lasciare libera quella zona in modo da reclutare dei mercenari che potevano adoperare per conto loro.
Quest'ultima, a mio parere, è l'ipotesi più probabile dato che A) i punici avevano un esercito che si basava moltissimo su mercenari provenienti dalle terre di confine di ogni punto del loro impero (iberici, libici, numidi e via discorrendo), pronti a combattere dietro compenso e pronti a ribellarsi quando non arriva il salario; B) i cartaginesi avevano bisogno di truppe per controllare la Sardegna per evitare ribellioni e per difenderla da minacce esterne visto che, durante la prima Guerra Punica, i romani si erano spinti già verso i loro hanno minacciato più volte l'isola e intrapreso una serie di battaglie navali contro i punici; C) dopo tale conflitto, conclusosi con la sconfitta di Cartagine, i cartaginesi non riuscirono a pagare i loro mercenari e questo generò una ribellione dentro ogni terra dell'impero, quella in Sardegna fu particolarmente fetente in quanto, dopo una richiesta d'aiuto da parte dei ribelli, i romani ne entrarono in possesso senza colpo ferire.

È poi altamente probabile, vista l'assenza momentanea di insediamenti, che ci fossero altre terre nell'isola che non entrassero nel dominio punico, verosimilmente le zone montane della Sardegna centro-orientale che, nonostante la presenza di alcune miniere importanti, come quella di Sos Enattos a Lula, vista l'assenza di piane coltivabili ed il fatto che si sarebbero mossi in un territorio difficile e non conosciuto, non dovevano esser ritenute interessanti per i cartaginesi. Ciò non impediva, comunque a quelle zone di avere dei contatti con i punici, come testimoniato dal rinvenimento di oggetti cartaginesi in nuraghi come il Casteddu 'e Joni, nella Barbagia di Seulo.

Cosa dobbiamo dire in definitiva? Che abbiamo una parte di Sardegna non soggetta a dominio diretto da parte di Cartagine ed un'altra che rientrava invece nei suoi domini, e che ambedue proseguivano la propria vita secondo le loro usanze e costumi seppur con alcune influenze puniche, con quest'ultima che, ovviamente, doveva rispondere all'autorità dei nuovi dominatori di quel che succedeva al suo interno.

Per chi volesse approfondire il discorso abbiamo delle letture più tecniche e competenti a rispondere sulla questione

Andrea Roppa, comunità urbane e rurali nella Sardegna punica di età ellenistica.
https://www.academia.edu/3261100/Roppa_A._2013_Comunità_urbane_e_rurali_nella_Sardegna_punica_di_età_ellenistica_Sagvntvm_Extra_14_._València_Universitat_de_València._BOOK_REVIEW_Journal_of_Roman_Archaeology_29_2016_566-71?auto=download

Antonio Sanciu, nuove testimonianze di età fenicia e punica nella costa centro-orientale sarda.
http://ojs.unica.it/index.php/archeoarte/article/view/519/429

Cosa ne pensate? Spero che l'articolo vi sia piaciuto, sono sempre ben accetti commenti ed eventuali delucidazioni sull'argomento, ci si sente ;)

sabato 17 febbraio 2018

I fenici in Sardegna: colonizzatori o no?


Ed eccoci qui con una delle questioni più discusse dell'archeologia: la presenza dei fenici in Sardegna. Un argomento che si è sempre evoluto con l'acquisizione di nuovi dati che chiarivano sempre più il ruolo di queste popolazioni provenienti dal Libano e che hanno svolto una parte importante durante gli ultimi periodi dell'epoca nuragica. Se in passato si vedevano i nostri cari levantini come dei colonizzatori nel senso lato del termine, oggi il loro ruolo appare diverso rispetto a quanto era ipotizzato prima, ovvero delle popolazioni prettamente mercantili il cui obbiettivo era quello di ottenere delle risorse per la madrepatria.
Quindi questo vuol dire che alla fine non erano dei colonizzatori? NI. Nel senso: Alla fine, anche se senza uso della forza, si insediano comunque nei nostri territori.

Partiamo dal principio: i fenici vivevano in città presenti nella costa libanese, le più importanti di queste sono Biblio, Sidone e Tiro; quest'ultima è quella che da maggior impulso alla colonizzazione, il dio cittadino Melqart è infatti venerato pure negli insediamenti fenici presenti a sud della penisola iberica; sebbene tutto il mondo conosciuto li chiami fenici, loro vogliono farsi chiamare con i nomi delle città a cui appartengono (tiri, sidoni e bibli).

Il punto di forza di queste popolazioni è il fatto di trovarsi in una posizione parecchio fortunata in quanto hanno a disposizione, ad ovest, le coste e i golfi in cui far partire i loro commerci ed hanno alle spalle, ad est, le foreste di cedri, alberi che forniscono un legno estremamente pregiato e richiesto sia come materiale di lusso che come materiale di costruzione di navi (infatti il suo profumo tiene lontani i parassiti del legno). Queste due cose, unite al fatto che sono ottimi navigatori, consentono loro di ritagliarsi una fetta molto importante nei commerci del Mar Mediterraneo.

E siccome il denaro chiama denaro, durante l'età del Ferro estendono il loro commerci fino alla penisola iberica in quanto fonderanno una colonia proprio nel sud della Spagna, Gadir (attuale Cadice). Ovviamente, visto che scemi non sono, non avendo crociere come quelle della MSC e non potendo fare la tratta diretta Tiro-Gadir senza toccare terra, avevano bisogno di scali fissi in cui poter approdare per sostare, fare rifornimento e, già che c'erano, di mercanteggiare ulteriormente (uno di questi diventerà Cartagine, situata nell'odierna Tunisia). E la Sardegna è un ottimo scalo vista la sua posizione che porta alle Baleari, che a loro volta portavano alla Spagna.

Purtroppo per loro, i fenici dovranno fare i conti con un vicino parecchio potente e pericoloso: l'Impero Assiro. Quest'ultimo è la potenza più grande di tutto il vicino oriente, un impero vastissimo che si parte dall'odierno Iraq e si estende fino a toccare la costa siro-palestinese, le sponde del Mar Rosso, piccola parte dell'attuale Iran e le pendici a sud del Caucaso.

Impero Assiro fino alla sua massima espansione.

Agli assiri, al pari della Germania nazista, basta solo un pretesto per iniziare un guerra di conquista in cui tutti quelli che si trovano sul loro cammino vengono sconfitti ed umiliati, con conseguenze spesso disastrose per le loro città (saccheggi, distruzioni e via dicendo).
Le città fenicie, coi loro commerci fiorenti e le loro ricchezze non possono non fare gola a Ninive (capitale dell'impero). Tuttavia, invece che attaccarli direttamente, esigono ed impongono un tributo affinché le città fenicie possano continuare le loro attività, a patto che, proprio a suon di tributi, riconoscano la loro egemonia; i fenici, vista la disparità di forze, accettano in un primo momento, salvo poi ribellarsi per due volte, formando una coalizione anti-assira, prima contro il re Salmanassar IV e successivamente contro Sennacherib; entrambe le rivolte si concludono con una sconfitta, l'ultima in particolare è la più brutta in quanto Sennacherib decide di distruggere Sidone come ammonimento. Tiro, dicasi culo, riesce comunque a salvarsi ma deve comunque sottostare ai tributi assiri.

Potevano dunque i fenici, con tutte queste rogne, con i tributi da pagare a trassa di cartella esattoriale di Equitalia e con un esercito cittadino da gestire nei loro territori durante le rivolte contro gli Assiri, poter imporre con la forza le loro colonie utilizzando truppe armate in tutto il Mediterraneo occidentale? Direi proprio di no, soprattutto se giochi in casa d'altri dove devi avere a che fare con popolazioni ben armate e pronte a difendere la loro terra col sangue.

I casi sono due: o continuavano ad inviare aiuti e tributi alla città madre, Tiro, oppure cercavano di rendersi più autonome fino a giungere l'indipendenza, come fece a suo tempo Cartagine dopo la conquista della stessa Tiro da parte del Neo Impero Babilonese, sotto re Nabucodonosor II. È quindi possibile che le colonie fenicie in Sardegna (Tharros, Sulky, Bithia, Othoca e altre ancora) fossero divenute anche loro indipendenti una volta decaduta la madrepatria. Va da se che comunque sono già state trovate delle tombe fenicie con punte di lancia in ferro in mezzo al corredo, pertanto è comunque attestata la presenza di fanti armati che tuttavia dovevano avere funzione esclusivamente di difesa della colonia. 

Tomba a cista fenicia di Bithia con urna cineraria e corredo fatto da piatto, unguentario, vaso a collo, brocchetta in ceramica e lame in ferro; Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

Veniamo al dunque, che è successo in Sardegna? Succede che i coloni ottennero dai nativi pezzi di terra in cui stabilire i loro insediamenti. Questa cosa conveniva ad entrambi in quanto A) i levantini potevano inviare le loro ricchezze alla madrepatria e fare affari con gli indigeni, B) i sardi nuragici potevano godere dei commerci di svariati beni, comuni e di lusso, con un partner ben fornito senza dover andare a casino tra oriente e occidente del Mediterraneo. In particolare a notata la presenza di manufatti fenici in siti nuragici, come il torciere di bronzo rinvenuto nel nuraghe S'Uraki, San Vero Milis (OR), e viceversa, come il pugnale nuragico in bronzo rinvenuto a Bithia, Domus de Maria (Sud Sardegna) Questi dati attestano dei rapporti generalmente pacifici e anche di convivenza che, probabilmente, portarono alla formazione di comunità miste; un esempio di queste ultime è la presenza collettiva di nuragici e fenici documentati presso il nuraghe Sirai, Carbonia (Sud Sardegna), ed il nuraghe Tratalias nel comune omonimo (Sud Sardegna).

Torciere fenicio in bronzo rinvenuto a S'Uraki, San Vero Milis (OR) e pugnale in bronzo rinvenuto a Bithia, Domus de Maria (Sud Sardegna).

Va comunque detto che sono registrate tracce di distruzione in alcuni insediamenti, uno di questi è il sito nuragico di Su Cungiau 'e Funtà, Nuraxinieddu (OR), dove vi sono tracce di incendio risalenti al secolo VIII a.C.; dopo tale incendio, l'insediamento non sarà più abitato fino all'età punica; non è comunque certo se l'incendio sia frutto di un incidente o se sia nato dalla mano dell'uomo; in tal caso per trovare un colpevole, tra altre comunità nuragiche e fenicie, servirebbero nuovi dati. O la macchina del tempo.

In definitiva, possiamo dire, visto che l'obiettivo era quello di creare dei mercati e punti di scalo per le rotte commerciali del Mediterraneo occidentale, che le modalità di insediamento sono ben diverse dalle modalità di colonizzazione nel senso lato del termine che applicheranno i Cartaginesi a fine VI secolo a.C., in quanto sembrano più impostate verso la collaborazione e l'integrazione tra i due popoli fino a creare, come spiegato prima, delle comunità miste.

Per chi volesse approfondire il discorso, eccovi un articolo (già linkato in un precedente post sul blog), molto più dettagliato di quanto scritto sopra, di Laura Napoli ed Elisa Bompianu riguardo ai rapporti tra nuragici e fenici
http://www.bollettinodiarcheologiaonline.beniculturali.it/documenti/generale/2_NAPOLI_POMPIANU.pdf .

E questo è un articolo che parla della comunità nuragico-fenicia presente nel nuraghe Sirai
https://www.academia.edu/31629324/L_età_del_Ferro_del_Nuraghe_Sirai_Layers_1_2016_

E voi cosa ne pensate? Spero vi sia piaciuto quanto scritto; se vi va, lasciate un commento. Al prossimo articolo ;) .